La Milano del coeur in man nel film Pane dal cielo di Giovanni Bedeschi

Milanese doc, classe 1961, Giovanni Bedeschi è un regista e produttore di spot pubblicitari e cortometraggi. Una persona sobria e gentile, che si distingue a prima vista per il suo bagaglio culturale e una spiccata umanità. Dall’inizio della sua carriera lavora per i più prestigiosi brand nazionali e internazionali e per la realizzazione dei videoclip dei più noti artisti e musicisti, da Jovanotti, a Raf, all’ultimo successo di Mauro Pagani. Nel 2002 fonda la sua casa di produzione, Bedeschifilm, che ha la particolarità di essere costruita attorno ai suoi registi, di curare la formazione e la crescita professionale dei più giovani. A un certo punto, alla pubblicità Bedeschi affianca un ramo dell’agenzia dedicato alla fiction e allo sviluppo di progetti cinematografici che ad oggi ha prodotto cinque cortometraggi, un mediometraggio, due film pilota per la televisione e ha vinto diversi premi nazionali ed internazionali. Tra i riconoscimenti, non mancano i Cannes Lions 2015 e 2016. E proprio la regia è una delle passioni di Giovanni Bedeschi che incontriamo al termine delle riprese del suo primo lungometraggio Pane dal cielo, con soggetto di Sergio Rodriguez e sceneggiatura di Franco Dipietro. Una pellicola dedicata agli homeless di Milano, autofinanziata dallo stesso Bedeschi e in parte sostenuta attraverso il crowdfunding e la generosità di aziende e privati. Attendiamo con trepidazione la distribuzione del film nelle sale d’essai prevista per la seconda parte dell’anno.

Nel frattempo abbiamo posto alcune domande al regista…


 

Giovanni, raccontaci come è nata l’idea di realizzare un film sulla realtà dei senza fissa dimora di Milano?

Da dieci anni faccio volontariato a Milano, conosco ed entro in contatto con queste persone che a un certo punto della loro vita “normale” hanno perso la direzione, la via, per una disgrazia o altro, perché la mente e il nostro equilibrio sono di una delicatezza assoluta. Ci vuole un attimo per perdere il controllo di noi stessi. Il mio lavoro di regista e produttore e l’interesse per il sociale, mi hanno portato a dare il via quattro anni fa al progetto di un lungometraggio per raccontare e dare voce a questo mondo che ci sfiora ogni giorno, alle storie di chi oggi vive in mezzo alla strada e sotto i portici ma prima era una persona come me, come noi. Grazie ad associazioni e fondazioni tra le quali Opera San Francesco e Progetto Arca, che conosco da tempo, a Milano esistono tante iniziative che permettono di aiutare i senza fissa dimora, oltre a numerosi volontari che mettono a disposizione il loro tempo con tale scopo benefico. La Milano del coeur in man esiste, è silenziosa, ma c’è. E’ qualcosa che non si racconta, se lo si fa è per mostrare l’emozione di un’esperienza di vita. Milano è la capitale dei senzatetto ma lo è anche del volontariato. Così è nata l’idea di Pane dal cielo, che ho girato con attori professionisti – quali Sergio Leone, Paola Pitagora, o Donatella Bartoli –  e con la partecipazione di cittadini che si sono prestati come comparse del film. In scena vedremo anche Mauro, clochard che un tempo faceva l’attore, in una interpretazione veramente toccante.

Pane dal cielo ha ottenuto il patrocinio della Direzione centrale Politiche sociali e Cultura della salute del Comune di Milano e di Pubblicità Progresso per il forte significato sociale che riveste il progetto verso un fenomeno che vede Milano (e il suo hinterland) quale capitale italiana dei senza dimora. Perché questo primato secondo te?

A Milano arrivano tutti. La cosa straordinaria è che strutture d’accoglienza come l’Opera San Francesco sono uno specchio di ciò che sta succedendo nel nostro Paese, sia per quanto riguarda gli immigrati, sia in termini di povertà italiana che è aumentata nell’ultimo anno, con circa un migliaio di persone in più secondo quanto mi dice Padre Maurizio, presidente dell’Opera San Francesco. In mensa si vedono situazioni di ogni tipo, dal vecchietto che mangia e torna nella sua cittadina a pochi chilometri da Milano, dove comunque una casa non ce l’ha, ai clochard che pur avendone la possibilità non vogliono lavarsi perché ciò che indossano diventa una corazza, una coperta protettiva dal mondo esterno. In questo contesto, tocchi con mano ciò che un essere umano può diventare perdendo la propria autosufficienza, quando perdi coscienza della realtà e la mente si costruisce il proprio mondo distaccato come in una bolla. Tornando al primato della città, pensiamo anche al cinema con film come Miracolo a Milano di De Sica: Milano è un polo d’attrazione, una volta era una delle più grandi città industriali, è attraente. Anche per chi non ha nulla, ci sono servizi d’assistenza di ogni genere: numerose mense e spazi d’accoglienza per la notte, più che in altri luoghi d’Italia.

Il backstage di “Pane dal cielo”

 

Gli attori protagonisti (da sinistra: Paola Pitagora, Sergio Leone, Donatella Bartoli, Gigi Piola)

 

C’è qualche aspetto di Milano o dei milanesi che ti ha colpito o che hai riscoperto girando questo lungometraggio?

Milano è piena di gente straordinaria, sicuramente mi ha colpito la partecipazione al film da parte delle troupe e dei professionisti, o delle comparse che si sono presentate volontariamente. Attori e macchinisti, professionisti con i quali ho lavorato in questi anni, hanno prestato la loro opera regalando un giorno di lavoro a Pane dal cielo, e questa cosa mi commuovo a raccontarla. Oltre a questi, tanti amici e poi i senzatetto che sono stati felici di far parte di questo progetto e di interagire con delle persone impegnate ad accendere i riflettori su di loro, si sono sentiti coinvolti, in qualche modo protagonisti. La partecipazione emotiva è stata tanta ed è ciò che prima di tutto mi porto nel cuore.

Solitamente Milano viene etichettata come una città caotica, snob e grigia, una città abitata da persone fredde e poco socievoli. Quale di questi luoghi comuni è, secondo te il più difficile da sfatare?

Per me Milano è una città accogliente, dove è facile fare amicizia al contrario di quanto spesso si dice. Milano è un porto di mare, è stata fatta dai pugliesi nel dopoguerra, oggi è fatta dagli egiziani, e così via. Chi vive a Milano, sfata questi luoghi comuni quotidianamente. E poi sfatiamo che Milano sia una brutta città: è diventata una città meravigliosa, e secondo me diventerà ancora più bella in futuro. E’ migliorata la mobilità, sono aumentate le piste ciclabili, c’è tanta voglia di vivere esperienze insieme. D’estate gli aperitivi all’aperto sono colmi di gente fino a tarda sera, le feste affollate da persone con voglia di condividere.

La tua esperienza di regista e produttore cinematografico ti ha portato a girare il mondo. Cosa ti manca di Milano quando sei lontano e cosa quindi sei felice di ritrovare ogni volta che torni?

I miei luoghi. Sono affezionato alle strade di Milano che ultimamente ho iniziato a percorrere in bicicletta. Mi mancano le mie abitudini, che sono legate alla città: attraversare il parco mentre vado in ufficio, ripercorrere le strade della mia infanzia – dal centro con via della Commenda alla zona Bande Nere -, prendere il cappuccino nel mio bar, lo stadio.. Mi piace anche il lato multietnico della città: da alcuni anni vivo in zona San Siro che ho ribattezzato Cairo Town, per i negozi gestiti qui e là da egiziani nel quartiere. Tra l’altro Il Cairo è una città che ho visitato diverse volte per lavoro e che mi piace moltissimo perché caotica e vivace. Se uno si lascia un po’ plasmare entrando in questi mondi, si arricchisce e scopre qualcosa di nuovo ogni giorno. Io amo Milano, credo anche che in qualche modo abbia contribuito a far crescere la mia innata passione per il cinema perché è un set straordinario: ricordo i film sugli anni di piombo, o Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti. Oggi quindi sono orgoglioso di poterne mostrare la bellezza in alcune scene di Pane dal cielo e di aver potuto girare delle riprese con un drone in cui sorvoliamo di notte il Duomo, la Galleria, la Stazione Centrale.

Noi a questo punto attendiamo solo l’uscita del film in cui ritroveremo tutta l’ammirazione e la generosità di Giovanni Bedeschi per la sua e la nostra città.

Per maggiori informazioni: www.panedalcielo.com

Valentina Colombo

Scrivere è tornare ogni volta sulla mia isola felice. Le parole che prendono forma su un foglio bianco sono una composizione magica. Così a un certo punto inizio a scrivere comunicati stampa e, dopo gli studi in Scienze della Comunicazione, divento giornalista. Le mie ancora di salvezza nella vita quotidiana sono i libri e la cucina. Mi piacciono i contrasti, sono pigra ma curiosa, amo mettermi alla prova. Come ora, nel ricomporre l’immagine della mia Milano in cui sono nata e cresciuta.

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