Milano, “la bella donna riservata” raccontata da M. Alessandra Filippi

Irriverente, con il chiodo fisso per la gestione dei beni culturali e una vita spesa per l’arte. Così si definisce Manuela Alessandra Filippi che nel 2010 ha fondato l’associazione culturale senza scopo di lucro “Città Nascosta Milano”. Obiettivo? Prima di tutto, la valorizzazione e divulgazione di tesori nascosti del capoluogo lombardo e poi la sfida di voler “trasformare i cittadini da consumatori distratti in attori consapevoli della loro città”.

 

La sua missione la porta a conquistare nel 2012 il Premio Dama d’Argento istituito dall’associazione Amici del Museo Poldi Pezzoli, e rivolto agli uomini e alle donne che hanno fatto grande Milano, con un particolare slancio verso la cultura e l’arte. Manuela Alessandra Filippi è anche ideatrice dell’iniziativa La cultura si mangia! Un panino con…® – pause pranzo rivoluzionarie per divulgare il patrimonio culturale di Milano che hanno coinvolto finora oltre diecimila cittadini. Tra i libri che ha scritto, ci affascina in particolare “Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Milano”. Proprio da questo vogliamo iniziare incontrandola nella splendida cornice del suo ufficio nella zona delle Cinque Vie.

Alessandra, ci può raccontare tre luoghi segreti che considera la migliore espressione del carattere di Milano?
È molto difficile individuare solo tre luoghi significativi della città, posso pensare a quelli più evocativi e che meglio sanno trasmettere l’anima di Milano. L’Archivio storico della Ca’ Granda, con la Quadreria, è uno di questi: racconta cinque secoli di storia della città ed è un luogo che normalmente non si può visitare. Riassume una vocazione che ha sempre caratterizzato Milano dal Quattrocento, la vocazione alla filantropia e l’attenzione a chi è meno fortunato che ha permesso di costruire la rete più poderosa e capillare di assistenza nei confronti dei meno fortunati. Ne sono una testimonianza anche l’istituzione dei Martinitt e delle Stelline, luoghi dove i figli delle famiglie meno abbienti o sfortunate, venivano accolti in modo da formarli e prepararli a un mestiere che consentisse loro di vivere in modo decoroso. Anche la Ca’ Granda, uno dei primi ospedali costruito con criteri modernissimi, uno dei primi progetti promossi da Francesco Sforza che capì come, nell’architettura e nelle opere pubbliche, fosse racchiuso il segreto per farsi ben volere dal popolo, ha svolto una funzione fondamentale  nell’assistenza sanitaria. Nel tempo sono state fondate realtà simili, come il Pio Albergo Trivulzio e l’Istituto dei ciechi, una realtà talmente all’avanguardia da diventare oggetto di studio e interesse anche da parte degli americani, affascinati dal sistema messo a punto dall’Istituto per consentire ai non vedenti di riconoscere i tessuti attraverso la consistenza dei pigmenti e quindi diventare degli ottimi mastri tintori. Inoltre, la Società Umanitaria è un’altra istituzione interessante voluta da Moisé Loria – imprenditore e filantropo – che la fonda per dare una risposta agli adulti meno fortunati, dando loro degli strumenti per rendersi autonomi. Insomma, credo che il cuore di Milano sia racchiuso nei suoi simboli irriducibili e resilienti, sopravvissuti a tutto, capaci di rinascere. Questa bellezza la troviamo nei molti palazzi, come Palazzo Cicogna – altro simbolo della vera Milano, con un giardino favoloso, in corso Monforte, dove ha sede la Fondazione Fontana – oppure come Casa Valerio (via Borgonuovo 24) con più di cinquecento anni di storia alle spalle, oggi di proprietà della famiglia della quale porta il nome. O ancora in Casa Verdi (piazza Buonarroti), una magnifica casa di riposo per musicisti commissionata da Giuseppe Verdi nel 1899 per i suoi colleghi, consapevole del fatto che non sempre chi è arso dalle note ha altrettanta contezza dei numeri!

C’è una “chiave” giusta, una predisposizione che permette di leggere e conoscere la città al meglio per viverla in tutta la sua bellezza?
È la 
curiosità, la sete di conoscenza la chiave giusta per amare Milano. Il modo migliore di conoscerla è arrivare qui e perdersi, come un bambino. Anche perché è un dedalo, è come le spire di un serpente che si dipana dal centro fino alla periferia seguendo un po’ quello che era stato il criterio della numerazione dato alla città sotto il governo di Maria Teresa (d’Austria), e per questo definito “teresiano”, secondo un andamento spiraliforme che gira dal punto di partenza – Palazzo Reale – fino alla periferia, una volta rappresentata dai Bastioni.

Abbiamo letto che lei è nata a Bruxelles e cresciuta a Torino. Cosa l’ha spinta verso Milano? E cosa pensa che Milano abbia in più e/o in meno rispetto a queste città?
In questo momento Milano è l’unica città in cui vorrei vivere. Sono nata a Bruxelles, nel cuore dell’Unione Europea. Cresciuta tra Torino e Roma, dove ho passato un lunghissimo periodo della mia vita e che ho volontariamente e felicemente lasciato per venire a Milano otto anni fa. Città della quale non conoscevo quasi nulla… Per rispondere alla vostra domanda potrei usare una metafora che mi sembra calzante per una città d’acqua come questa: a me piace andare per mare. Ecco, stare a Milano per me è come stare in barca. Il bello della barca a vela è che se vuoi puoi stabilire una relazione diretta con quello che ti circonda, soprattutto con il mare. Qualunque cosa è a portata di mano. Milano è così: una città a misura d’uomo, pur essendo proiettata verso una dimensione metropolitana. Questo è sicuramente uno degli aspetti che la differenzia da tutte le altre e la rende unica nel suo genere. Ora che ci penso Milano è una barca, e il suo mare è il territorio sul quale è nata e cresciuta: una distesa fertile di terra e acqua grazie ai quali ha costruito la sua fortuna. Era riuscita persino a darsi un porto, tutt’altro che trascurabile: fino alla metà del secolo scorso inserito nella rosa dei primi dieci per importanza commerciale. Recuperare almeno in parte la rete dei Navigli sarebbe una grande occasione per la città e un bel regalo per tutti gli abitanti, esattamente come lo è stato la Darsena, diventata in poco più di un anno uno dei luoghi più amato dai milanesi e dai turisti.

Solitamente Milano viene etichettata come una città caotica, snob e grigia, una città abitata da persone fredde e poco socievoli. Quale di questi luoghi comuni è, secondo lei e in base alla sua esperienza con le iniziative promosse da Città Nascosta Milano, il più difficile da sfatare?
Il problema non è tanto il pregiudizio, ma la misconoscenza di quelli che sono i talenti di Milano, come quello di essere sempre stata aperta e generosa. Forse Milano è solo vittima di ignoranza. Per poter apprezzare un luogo occorre scoprirlo, esattamente come quando ci si innamora di qualcuno. Noi abbiamo bisogno di conoscere per poter amare. Poi viviamo di istinto, è vero, ma è come quando c’è una bella donna molto riservata, timida, restia a dare confidenza…Se non vai oltre questi piccoli scogli, come fai ad apprezzarla? La curiosità e il desiderio di conoscere il luogo in cui vivi è fondamentale. Basterebbe studiare la storia di Milano degli ultimi mille anni per comprendere che ha già sperimentato tutte le esperienze e le pratiche positive che una città possa sperimentare e che si potrebbero semplicemente attualizzare e replicare. È sempre stata ricca di talenti che ha saputo alimentare. Una felice mescolanza di classi sociali che convivevano l’una con l’altra, facendo sì che la città fosse straordinariamente umana, trasversale e autentica. Oggi questa mescolanza non c’è più: a partire dagli anni Settanta si è verificata una progressiva differenziazione che ha eliminato l’equilibrio osmotico fra abitanti di ogni estrazione e provenienza. Questo è un peccato, una forma di impoverimento collettivo, una delle grandi criticità di quasi tutte le città contemporanee. “Divide et impera”. I romani l’avevano capito già migliaia di anni fa.

Milano, l’arte e la cultura. Come si sviluppa il legame tra la città e questi mondi, cosa si potrebbe migliorare secondo il suo speciale punto di vista?
Milano, se vuole essere Milano da qui ai prossimi cent’anni, deve partire dalle sue radici. Se vuoi realmente cercare di costruire qualcosa di buono, aprire una strada per le generazioni che verranno, allora devi partire da lì. Perché la città è come un albero, senza le sue radici muore. La sua ricchezza sono le sue tradizioni, la sua essenza, i suoi talenti. Tra queste grandi radici Milano conta l’arte e la cultura: negli ultimi cinque anni c’è stata un’attenzione crescente verso questi ambiti. Sicuramente si dovrà lavorare di più e sempre meglio, anche con i vari attori e interlocutori che si sono impegnati a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale di questa città, un giacimento enorme ancora sottostimato, in grado di regalare tantissime soddisfazioni. Milano può conquistare il podio delle città turistiche d’Italia. Ha un numero di musei non paragonabile a quello di altri centri urbani: basti pensare al tratto di strada tra la Pinacoteca di Brera e casa Manzoni. Tale e tanta ricchezza in uno spazio così concentrato non credo esista altrove.

Ci può raccontare qualcosa sui progetti futuri di Città nascosta Milano?
Per il futuro abbiamo in serbo molte novità ma come sempre per scaramanzia non parlo mai delle cose che non ho ancora fatto. Però due cose ve le confido: la prima è che tra le preziose attività che ho promosso con Città nascosta Milano fin dalla sua fondazione ci sono gli oltre quaranta itinerari e passeggiate dedicati alla storia della città, una poderosa opera divulgativa che abbiamo condiviso con la collettività fra il 2012 e il 2014 pubblicandoli sulla piattaforma di Vivimilano (Corriere della Sera), e che oggi, dopo un attento lavoro di revisione e aggiornamento, stiamo pubblicando sulla piattaforma di Expo in Città: Milano a place to be, con la quale Città nascosta Milano ha stretto un accordo di collaborazione per la produzione dei contenuti storici dedicati alla città. E poi abbiamo un importante progetto in corso, “Il futuro ha un cuore antico”, ideato in occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale, patrocinato e sostenuto dal Comune di Milano – Assessorato alla Cultura, dedicato ai grandi architetti che nel XX secolo hanno permesso a Milano di conquistare il titolo di capitale mondiale del design. L’appuntamento inaugurale di questo viaggio è fissato per il prossimo 20 settembre, alle 18:30, allo Spirit de Milan, incastonato nelle Cristallerie Livellara alla Bovisa, un gigante di archeologia industriale riconvertito l’anno scorso in uno spazio dove arte, musica e cultura si danno appuntamento, in poco tempo diventato uno dei luoghi più cool di Milano. L’ospite che aprirà questo viaggio a ritroso “nella fucina degli architetti” sarà Stefano Boeri che parlerà del “Fiume verde” e della riconversione degli scali ferroviari.  La grande sfida che attende Milano: se la vincerà, potrà senz’altro cambiare il suo futuro e scrivere un’altra pagina importante nella storia dell’urbanistica.

Non vediamo l’ora e usciamo da questa stanza con un desiderio più forte di conoscere tutti gli altri segreti di Milano.

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Valentina Colombo

Scrivere è tornare ogni volta sulla mia isola felice. Le parole che prendono forma su un foglio bianco sono una composizione magica. Così a un certo punto inizio a scrivere comunicati stampa e, dopo gli studi in Scienze della Comunicazione, divento giornalista. Le mie ancora di salvezza nella vita quotidiana sono i libri e la cucina. Mi piacciono i contrasti, sono pigra ma curiosa, amo mettermi alla prova. Come ora, nel ricomporre l’immagine della mia Milano in cui sono nata e cresciuta.

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